Cittadella…gastronomica

La Salernitana e’impegnata sabato 7 Dicembre in una difficile trasferta in territorio veneto:i granata sono di scena sul campo del Cittadella, stadio Piercesare Tombolato (via A.Gabrielli n.7, 8.000 spettatori),per una sfida d’alta quota contro la squadra temibile guidata da Venturato

L’avvocato gastronomico Andrea Criscuolo, prima di andare a tifare per la nostra squadra, Vi consiglia di gustare le bonta’ enogastronomiche del territorio padovano

Agnolotti di fagiana

Strozzapreti con funghi

Carpaccio di manzo con salsa al mojito

Baccala’

Polenta ed osei

Guancette di maiale

Dolce della casa (cappuccino dell’artista)

Vino locale doc

Liquore al latte di gallina

Cittadella gastronomica

Nel Cittadellese, dove è grande il rispetto per le antiche tradizioni enogastronomiche, le radici della cucina provengono dalla vita agreste e di campagna. La polenta fa da padrona in tutte le sue versioni, gialla, bianca e persino dolce, con la famosa torta chiamata “La Polentina di Cittadella ”, dolce tipico dal 1850.Assieme alla polenta non possono mancare “gli osei”, vari tipi cacciagione, ma anche pesce, soprattutto di acqua dolce.Sono presenti i piatti della tradizione veneta provenienti dalle altre provincie che hanno influenzato questo territorio come il radicchio e il baccalà.I primi piatti più famosi nel Cittadellese sono il risotto ricco alla padovana, il risotto con asparagi di fontaniva, la tipica pasta e fagioli, bigoli all’anitra, sempre buonissime le paste fatte in casa.I secondi piatti di carne offrono tipici sapori di campagna come il cappone alla canevera, i bolliti. I secondi di pesce, freschissimo, poichè pescato direttamente nei laghetti a ridosso delle sponde del fiume Brenta, sono a base di storione e trota.

Generosi i vini padovani, noti da tempo e già esaltati dal Petrarca e dal Ruzante e oggi riproposti dalla serietà e dalla competenza dei vignaioli riuniti nel Consorzio vini D.O.C. dei Colli Euganei e di Bagnoli. Nei vari comuni del Cittadellese si perpetua la millenaria tradizione della produzione del gustoso Grana Padano e dell’Asiago (Pressato o d’Allevo), solo alcune delle specialità D.O.P. del territorio Cittadellese, fiero dei suoi prodotti tipici: la polenta gialla o bianca, la farina di mais Biancoperla, il formaggio Montasio, il Radicchio Variegato Castelfranco, l’Asparago Fontanivese De.C.O., il Torrone di San Martino di Lupari, la torta Pinza, la grappa Brugnolaro, “La Polentina di Cittadella” in vendita nei negozi del centro storico e presso il Panificio D.D. Orsolan, il cioccolato Morisco il puro cioccolato.

Clima e territorio

La temperatura sara’fredda : previsti 6 gradi .

Cittadella (Sitadèa in veneto ) è un comune italiano di 20 133 abitantidella provincia di Padova in Veneto, sito 31 chilometri a nord del capoluogo

Cittadella si trova nella pianura Veneta. Il suo territorio è totalmente pianeggiante, ma a pochi chilometri più a nord si incontrano già i primi rilievi collinari che precedono l’Altopiano dei Sette Comuni e il massiccio del Monte Grappa.

È situata nel nord-ovest della provincia di Padova e nel suo territorio scorre il fiume Brenta. Confina a nord con la provincia di Vicenza.

Dista 31 km da Padova e 25 km da Vicenza.

Origini

Benché la fondazione di Cittadella sia piuttosto tarda (XIII secolo), il suo territorio ha una storia ben più antica.

Mancano le testimonianze di una frequentazione paleoveneta, ma assai evidenti sono le tracce lasciate dagli antichi Romani che occuparono il Veneto sul finire del III secolo a.C. Al 148 a.C. risale la fondazione della via Postumia, importante arteria che collegava Aquileia a Genova percorrendo tutto il Norditalia; il suo tracciato coincide con le attuali vie Postumia di Ponente e Postumia di Levante (SP 24) che transitano a nord del centro attraversando Ca’ Onorai. Sulla via Postumia si basò, inoltre, la centuriazione del territorio, tuttora ben conservata, che ricadeva nell’agro settentrionale di Padova 

L’alto medioevo

Dopo la caduta dell’Impero Romano il territorio di Cittadella seguì le sorti di gran parte del Norditalia passando al Regno dei Longobardi. Le testimonianze di questo periodo sono assai scarse e questo fa pensare a un importante spopolamento e inselvatichimento del territorio. Frattanto, centri dei dintorni – Onara, Fontaniva, Tombolo, Galliera – diventano sedi di piccole signorie feudali

Al VI secolo viene fatta risalire la costruzione della pieve di San Donato, nell’omonima frazione, che fu il principale luogo di culto della zona prima della consacrazione del duomo

La fondazione di Cittadella

Tra il XII e il XIII secolo Padova, uno dei più importanti comuni del Veneto, dà impulso a un’importante spinta espansionistica, entrando presto in conflitto con le confinanti Vicenza e Treviso. Quest’ultima, attorno al 1195, avvia la costruzione di Castelfranco, piccolo avamposto militare presso il confine segnato dal torrente MusonLa risposta di Padova non si fa attendere e nel 1220, sulla riva opposta del fiume, inizia la costruzione di Cittadella. Il nuovo borgo fortificato, progettato da Benvenuto da Carturo, presenta però delle caratteristiche originali che lo differenziano nettamente da Castelfranco; non è un piccolo e compatto castello di forma quadrangolare, ma una vera e propria città dall’ariosa pianta rotondeggiante, dotata di propri statuti e autonomia di governo. In questo modo, Padova non intende solo creare un presidio militare, ma anche un centro amministrativo ed economico per favorire la colonizzazione del territorio compreso fra il Brenta e il Muson

Fino all’inizio del Quattrocento, Cittadella segue le sorti della città madre, passando dalla signoria di Ezzelino III da Romano a quella dei Carraresi, degli Scaligeri e ancora dei Carraresi

La dominazione veneziana

Nel 1406, al termine della cosiddetta guerra di Padova, Cittadella entra nell’orbita della Serenissima. Pur mantenendola inquadrata nel distretto padovano, i Veneziani dotano la città di una podesteria di dentro e di una podesteria di fuori, l’una con giurisdizione all’interno delle mura, l’altra all’esternoIl lungo periodo veneziano, caratterizzato, salvo brevi parentesi, da pace e stabilità politica, porta Cittadella a evolversi da avamposto militare a centro di servizio e di mercato, riferimento per un’area rurale abbastanza estesa. Questa trasformazione si riflette anche sul tessuto urbano, con la costruzione di edifici amministrativi, ma anche magazzini e botteghe. Al contempo comincia l’espansione fuori dalle mura, con la formazione dei quattro borghi (Bassano, Treviso, Padova, Vicenza) lungo i due assi stradali principali

Scarsa, d’altra parte, la presenza di palazzi e ville venete, testimonianza di come tra Cittadella e Venezia manchi quel rapporto privilegiato di cui gode, invece, Castelfranco 

Dall’Ottocento a oggi

Dopo la caduta della Serenissima, anche Cittadella attraversa un periodo di incertezza amministrativa, passando dai Francesi agli Austriaci e di nuovo ai Francesi; dapprima compresa nel dipartimento del Bacchiglione e poi nella provincia di Vicenza, tornò padovana durante il Regno Lombardo-Veneto

Cinta muraria

Cittadella, paese prossimo a tre grandi città, quali Padova, Vicenza e Treviso, è stata costruita all’incrocio tra la Postumia e la strada dalla Valsugana. Si tratta di una cittadina fondamentale per difendere gli interessi della zona padovana, soprattutto nell’area tra il Brenta e il Musone al fine di sostenere gli scambi tra la Pianura Padana e il territorio alpino (lungo l’asse da Venezia-Lombardia).
Cittadella si trova in una zona denominata “regno della foresta e della palude” e si pensa che fosse stata meta di transumanti e una sorta di recinto barbarico e che nel 1200 venne utilizzata come fortezza su medio Brenta da parte dei padovani. Dal punto di vista giuridico, tale città era prospera, dotata di propri statuti rilasciati nel 1236 da Padova.

Per quanto riguarda la componente urbanistica, unica nel suo genere in tutto il Veneto, è caratterizzata da due traverse perpendicolari racchiuse da una cinta muraria di forma ellittica. Il restauro da poco terminato del Camminamento di Ronda, permette ai visitatori di ammirare la città dall’alto, nella sua integrità e da più punti di vista. Da qui, infatti, si può notare come al suo interno la città sia organizzata secondo il sistema geometrico a scacchiera delle tipiche stradelle romane; in questo modo mercanti e artigiani erano fortemente motivati a difendere i propri interessi, tra cui il libero passaggio delle merci.

Durante l’età veneziana (XV-XVIII sec.) le mura di Cittadella furono ripetutamente abusate e manomesse, provocando a lungo andare numerosi danni e alterazioni alla loro stabilità. Infatti, i cittadini per riempire buche e avvallamenti del territorio causarono l’assottigliamento del contrafforte in terra battuta che si trovava all’interno delle mura, incentivando così la perdita dell’importante sostegno alle mura. L’asporto ripetuto e continuo del contrafforte interno, ovvero del terrapieno dalla base delle mura, provocò nel 1774 il crollo di un lungo tratto di mura compreso tra Porta Vicenza e Porta Bassano. Franarono oltre quaranta metri di mura sopra alcune abitazioni, mentre un’altra parte era rimasta sospesa con il rischio di un’ulteriore rovina. La cinta, infatti, fu riparata alla meno peggio, al punto che non essendo stato ricostruito il tratto rovinato a terra, nel 1785 si registrò un nuovo crollo.

In quegli anni, dopo una serie di restauri della torre dell’orologio di Porta Padova, anch’essa franò al suolo, e si decise di ripristinare in seguito solo la campanella. Inoltre, a causa dell’assenza, per omessa manutenzione, di protezioni in legno o in pietra dei quattro ponti d’accesso alla città, seguirono una serie di incidenti (nel XVIII sec.) che coinvolsero gli abitanti, indicando quindi la necessità di interventi di restauro e di protezione anche di questi quattro ponti. Furono poi rifatti integralmente anche tutti e quattro i battenti lignei delle porte; nel maggio 1797, con la fine della Repubblica di Venezia, le mura di Cittadella divennero bene demaniale, per cui iniziò un lungo periodo in cui le comunità locali furono costrette a rivendicarne il possesso per difenderle dall’usura, dalle intemperie e per conservare la loro bellezza militare.
La cinta muraria di Cittadella, perfettamente conservata nel tempo, è uno dei pochi esempi di sistema difensivo tra i più belli d’Europa con camminamento di ronda ancora percorribile.

Dal 1994 l’architetto Patrizia Valle dello Studio Valle Architettura e Urbanistica di Venezia, ha avviato concretamente il restauro delle mura attraverso progetti d’intervento suddivisi in quattro fasi, coincidenti con i settori del sistema fortificato. I lavori, sono proseguiti quasi ininterrottamente fino al 2013 e terminati con il recupero del quadrante sudest delle mura e il completamento del restauro dell’intero perimetro della cinta muraria.

Struttura

La cerchia murata che circonda Cittadella (1220 d.C.) ha forma di ellisse irregolare e con l’abitato costituisce un complesso organico del più alto interesse storico, non solo per gli studi sui castelli ma anche per quelli di urbanistica. Lo spazio interno che le mura delimitano è ordinato da due traverse che raccordano le quattro porte con il centro, dividendo l’abitato in quartieri, a loro volta suddivisi a scacchiera dalle caratteristiche stradelle. La cortina murata comunica con l’esterno attraverso quattro ponti in corrispondenza delle porte (a loro volta costruite sui quattro punti cardinali), rivolte verso le vicine città di Padova, Vicenza, Bassano del Grappa e Treviso (di qui la denominazione Porta Padovana, Porta Vicentina, Porta Bassanese, Porta Trevisana). I ponti levatoi, mantenuti in servizio fino al secolo XVI, gradualmente vennero sostituiti con altri in muratura. Gli attuali risalgono alla prima metà del secolo scorso.

La cinta è stata costruita su una base di appoggio fatta di sabbia-ghiaia, pertanto è priva di fondamenta: ciò che la sostiene sono i terrapieni, costruiti attraverso materiali di riporto delle fosse, le quali originariamente erano molto più larghe. La cinta muraria è dotata di porte fortificate, le quali costituiscono un canale di accesso alla città, fortezza o castello, ed erano protette da strutture esterne, come torri o rivellini. Questi ultimi, nello specifico caso di Cittadella, sono estremamente prossimi alle quattro porte, ognuna delle quali è articolata in più rivellini, e sono finalizzati a ricoprire la base o l’ingresso delle stesse, rinforzando la difesa principale.

La costruzione delle mura ha richiesto una serie di fasi, in cui inizialmente fu creata la struttura difensiva di terra e di legno, delle porte di accesso e del fossato; in seguito venne sviluppata l’opera in muratura, con l’impianto delle quattro porte, delle torri e dei torresini, poggianti su cortine murarie piuttosto basse. Infine, si completò la costruzione con l’innalzamento della muraglia e con l’inserimento di archetti e di merli. Con molta probabilità furono proprio le torri ad essere costruite per prime in un periodo antecedente o simultaneo alla realizzazione delle porte, tutto ciò è testimoniato dal fatto che esistono delle cesure verticali tra cortina e torre. Si pensa inoltre che l’opus murario sia stato costruito in modo graduale nel corso del tempo, il borgo però era organizzato fin dal principio come lo si vede ora.

Nel 1223, i lavori erano iniziati da ben tre anni, nonostante ciò c’era ancora molto da fare; è probabile che una prima base di cortina muraria sia stata costruita fino all’altezza del ballatoio mediano. L’altezza si aggira intorno agli 8-9 metri; solo con il passare degli anni l’opera venne completata con merli e archetti fino a raggiungere l’altezza attuale. Con l’avanzare dei secoli, soprattutto a causa di conflitti bellici, le mura vennero periodicamente fortificate.

Dal 1265 le spese erano riferite soprattutto a chiodi per i ponti, mentre dal 1275 una legge padovana emanò il cambiamento dei battifredi con porte d’ingresso all’avanguardia munite di torri e gironi, porte saracinesche e latine, barbacani, uncini di protezione e catene. Durante il periodo trecentesco, i signori da Carrara consolidarono ulteriormente le difese, le quali a loro volta furono rinforzate anche nel primo secolo di dominio veneziano (a partire dal 1415 con il doge Michele Steno). Già prima della fine del XIV secolo però, le postazioni da tiro per pezzi leggeri d’artiglieria o per grosse balestre erano in funzione; dal 1387 fu vietata ogni tipo di struttura in legno o in paglia all’interno dello spazio murato in quanto si trattava di materiali facilmente infiammabili. Si eseguirono diverse innovazioni tra cui: ampliamento delle strade, introduzione di un sistema di smaltimento delle acque e dei servizi igienici, costruzione di sei pozzi in pietra, si valorizzò il territorio centrale con la sede del Comune, del Podestà e la Chiesa di San Prosdocimo. Negli ultimi anni del Trecento, venne edificato un recinto fortificato all’esterno di porta Padova al fine di ospitare soldati, cavalli, armi e macchine da guerra.

Oggi la cinta muraria ha una circonferenza di 1461 metri, spessore di 2,10 metri, largo 80 cm, con due diametri di 450 metri. Le mura hanno un’altezza media di 14 metri, ma i torrioni posti a vedetta delle quattro porte arrivano anche a 30 metri. Ci sono 4 torrioni, 12 torri quadrangolari di 6 metri per 4, alte 22 metri e, infine, 16 torresini di 6 per 3 metri, alti 15 metri. Ognuna di queste strutture era caratterizzata da nicchioni a interni a volta, aventi lo scopo di conservare armi, munizioni, attrezzi, funi, ma anche scale. Ciascun componente sporge di 1 metro per una difesa obliqua più efficace e presenta un intervallo di circa 40 metri. Ogni intervallo è circondato da 10 merli chiamati “guelfi” in quanto sono rettangolari, a due spioventi lisciati; esistono anche dei merli a coda di rondine, “ghibellini”, i quali però sono di epoca moderna. La struttura delle mura è “a cassetta” o “a sacco”, inoltre è caratterizzata da due muri più esterni realizzati attraverso il ciottolame proveniente dal Brenta, il quale è stato legato con file di mattoni a uno o a due teste; il tutto è stato stuccato e intonacato con una malta costituita da calce e sabbia, sempre originarie dallo stesso fiume. Le mura sono costituite da un composto di vari materiali di diversa grossezza mescolati con blocchi di calce e acqua. Le zone in pietra viva visibili sono: chiavi d’angolo, basamenti, architravi, blocchi di supporto per cardini e catene, mensoloni e scale. I merli si sporgono leggermente attraverso beccatelli o mensolature ad archetto e sono costituiti da feritoie sguanciate e nicchie. Tra merlo e merlo, nelle zone aperte sarebbero dovuti esserci pannelli o mantellette mobili di protezione; inoltre dai fori-caditoia era possibile far cadere materiale infiammabile e sassi. Simili attrezzature erano finalizzate a difendere la città dai nemici allargando lo spazio di manovra dei difensori, le torri invece, erano ricoperte da solai o da tetti spioventi.

Per quanto concerne il camminamento di ronda, dotato di tettuccio, esso permetteva una veloce transizione lungo le mura, in alcuni punti costituito da ponti levatoi pedonali. Le mura erano estremamente ricche ed erano corredate di elementi indispensabili per la loro funzione: scale retrattili, parapetti, pannelli, tetti, porte, stendardi, botole, finestre, pennoni, ponti levatoi e argani. Al camminamento di ronda si può accedere dalle torri o dalle scale esterne e rappresenta un percorso al di sopra delle mura, protetto dal parapetto con o senza merli. Era luogo utilizzato principalmente dalle scorte e dai difensori ed era collegato alla torre attraverso un ponte levatoio. Il parapetto non è altro che una sorta di muratura protettiva del camminamento di ronda e delle basi delle torri, esso può essere circondato da merli o strutture decorative.  Il merlo, a sua volta, rappresenta una componente di mura solida, situata tra uno spazio e l’altro della merlatura e può essere unito oppure distaccato al fine di inserirvi armi. Per quanto riguarda la mensola o gattone, questo è un composto di pietra avente forma di parallelepipedo, posizionato in modo perpendicolare al muro, al fine di svolgere una funzione di supporto alle varie componenti architettoniche.

 Satolli ma pienamente soddisfatti, siamo pronti a correre allo Stadio Tombolato per tifare Salernitana

SEMPRE COMUNQUE ED OVUNQUE FORZA SALERNITANA

L’avvocato gastronomico Andrea Criscuolo

Responsabile Comunicazione Salerno Club 2010

Conduttore trasmissione Tifosisimi

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