Benevento..non solo la partita

Posticipo serale domenica 2 Febbraio per la Salernitana guidata da mister Ventura in un derby di alta classifica, molto acceso e sentito da entrambe le tifoserie.

I granata sono di scena al Ciro Vigorito-Santa Colomba ( via Santa Colomba-13.000 spettatori)per una sfida davvero infuocata, e non solo dal punto di vista climatico.

Oltre 2000 cuori granata a Benevento.

L’avvocato gastronomico Andrea Criscuolo, prima di andare a tifare per la nostra squadra, Vi consiglia di gustare le bonta’ enogastronomiche del territorio benventano,

Antipasto locale (bruschette con fagioli, parmigiana di melanzane, zucchine alla scapece e salumi e formaggi vari), 

Cavatelli e/o cazzarielli con ragù e ricotta salata 

Salsiccia semi piccante con provola e broccoli ripassati.

Semifreddo al torrone

Babà mela stregata e tartufo al cioccolato e arancio. 

Immancabile un bicchiere di Strega

Ottimi vini del territorio

La cucina beneventana è fatta di specialità molto semplici i cui primi piatti sono sempre a base di pasta fatta in casa (“Cecatielli e Cazzarielli”, “Lagane”) condita con sugo di agnello o ragù od anche accompagnata a legumi, Cavatelli con broccoli, “fiavole” (a base di pasta sfoglia con ripieno di formaggio e uova, al forno), panzerotti di S. Giuseppe (a base di pasta sfoglia con ripieno di ceci e cannella, fritti).

Inoltre è diffusa in tutto il Sannio  la preparazione di involtini a base di fegato, polmone, animella, prezzemolo, aglio, avvolti con budella di agnello e di legumi, preparati in svariati modi (“mugniatiello”).

I vini sanniti di maggior pregio sono l’ Aglianico del Taburno, dal 2011 primo DOCG sannita, prodotto nei comuni di Bonea, Campoli del Monte Taburno, Cautano, Montesarchio, Tocco Caudio e Vitulano, il Solopaca, nei comuni di Frasso Telesino, Melizzano, Solopaca e Vitulano, e il Sant’Agata dei Goti nell’omonimo comune, famoso nella tipologiaFalanghina.

Dolci tipici  della cucina beneventana fatti con mandorle, miele e farina di grano tenero a forma rettangolare (“susamedd”), strisce di pasta frolla fritte in olio bollente e ricoperte di miele, zucchero o vin cotto preparate nel periodo di Carnevale (“scartellat”), dolce pasquale a forma di cestino ripieno di ricotta o di riso con decorazione centrale fatta con un uovo solo (“carusedd”).

Un altro tipico formaggio prodotto è il “Caciocavallo Podolico“, ottenuto con latte di vacca esclusivamente della razza Podolica.

Dopo due anni di stagionatura i caciocavalli si ricoprono di una sottile muffa bianco-grigiastra e la pasta assume una consistenza dura e piuttosto friabile, tendendo a rompersi in scaglie

Clima e territorio

Previsti 12 gradi  con cielo nuvoloso

Benevento  è un comune italiano di 58 853 abitanti , capoluogo della provincia omonima in Campania. Chiamata inizialmente Maloenton dalle native popolazioni oscosannitiche, per poi essere rinominata dagli antichi romani prima Maleventum, poi Beneventum e infine Benevento, la città vanta un cospicuo patrimonio storico-artistico e archeologico, frutto di delle varie dominazioni ed affiliazioni susseguitesi nel corso della sua storia. Dal giugno del 2011 la chiesa di Santa Sofia, edificata nel 760 dal duca longobardo Arechi II, è entrata a far parte del patrimonio dell’umanità UNESCO all’interno del sito seriale Longobardi in Italia: i luoghi del potere. Simbolo della città è l’arco di Traiano che risulta essere uno degli archi trionfali romani con rilievi meglio conservati. È sede dell’arcidiocesi di Benevento.

La città si trova nell’entroterra appenninico della Campania, nella parte meridionale della regione storica del Sannio, in una posizione quasi equidistante dai mari Tirreno e Adriatico.

È posta in una conca circondata da colline; a ovest in particolare, oltre la Valle Vitulanese, si trova il massiccio del Taburno Camposauro: le sue cime, viste dalla città, disegnano la sagoma di una donna distesa, detta la “Dormiente del Sannio”.

Dalla parte più alta della città si possono scorgere le cime del monte Mutria del Matese a nord-ovest, l’alta cortina del Partenio con il monte Avella a sud e le appendici dei monti Dauni a est.

La città è attraversata da due fiumi: il Calore, affluente del Volturno, e il Sabato, che confluisce nel Calore in contrada Pantano, poco ad ovest del centro cittadino.

Il territorio su cui si estende la città è piuttosto ondulato. Il suo centro infatti si eleva su una collina nel mezzo della vallata, ed alcune contrade sorgono su altre colline circostanti. L’altezza media sul livello del mare è pari a 135 m, con una minima di 80 m ed una massima di 495 m, pari ad un’escursione di

Una leggenda narra che Benevento debba le sue origini all’eroe greco Diomede, sbarcato in Italia dopo la distruzione e l’incendio di Troia, e che avrebbe riservato per la città una zanna del mitico Cinghiale Calidonio (simbolo di Benevento) ucciso da suo zio Meleagro; secondo Procopio di Cesarea avrebbe anche ospitato l’incontro tra Diomede ed Enea.

Una moneta del IV secolo a.C., attribuita alla città e recante impresso l’emblema del cavallo e la scritta Malies, avvalorerebbe la tesi dell’origine greca, in quanto il cavallo era il simbolo particolare di Diomede. In realtà, la fondazione si dovrebbe agli Osci, passando successivamente ai Sanniti. Inoltre, la parola Malies (o Malocis), nome probabilmente osco o sannita, sarebbe all’origine del primo nome della città che era Maloenton, da cui quello latino di Maleventum o Maluentum. Del periodo pre-romano la città offre ceramiche e bronzi del secolo VIII e VII.

A tal proposito è interessante sottolineare che secondo lo studio linguistico dei Toponimi, la radice *Mal– (con possibile significato di “pietra”) non sarebbe riconducibile ad una radice indoeuropea, per questo motivo si ritiene che questo toponimo (ricorrente in molti luoghi in Europa ed in particolare in Italia), sia un lascito nelle lingue indoeuropee (a cui appartengono l’Osco e il Latino), della lingua parlata prima dell’arrivo di questi popoli in età neolitica. Negli ultimi anni alcuni studiosi vanno ipotizzando un’origine diversa della città, che avrebbe preso nome di Civitate Beneventana, così come si chiamò una zona dell’attuale territorio cittadino nel corso del Medioevo

I percorsi della via Traiana e della via Appia rendevano Benevento un importante crocevia.

Per la prima volta nella storia romana, nel 314 a.C. compare Maleventum, definita a proposito della prima guerra sannitica quale fiorente centro del Sannio Meridionale, uno dei principali della tribù degli Irpini. Nei suoi pressi, le legioni di Papirio Cursore e di Bibulco sconfissero, nel corso della seconda guerra sannitica, le truppe sannitiche. Nelle vicinanze della città, nel 297 a.C., il console romano Publio Decio Mure, avrebbe sconfitto durante la terza guerra sannitica gli Apuli, impedendo in tal modo il ricongiungimento con i Sanniti.

Nel 275 a.C., i Romani vinsero Pirro, venuto in Italia con i suoi elefanti: questo fatto si dimostrò fondamentale per lo sviluppo della città. Per assicurarsi il possesso di Benevento, venne dedotto nel 268 a.C. il primo stanziamento di coloni romani con diritto latino. A quest’epoca risale il nome di Beneventum, mutato da Maleventum, considerato di cattivo augurio.

Durante la seconda guerra punica, vennero combattute due battaglie decisive: nel 214 a.C. il generale cartaginese Annone fu sconfitto da T. Gracco; nel 210 a.C., il campo di Annone venne assalito e preso dal console Q. Fulvio. Nel 209 a.C. fu una delle diciotto colonie latine a somministrare contingenti di uomini e denaro per continuare la guerra.

Nell’86 a.C., i Romani la elevarono al rango di municipium. Verso la fine della Repubblica, Benevento viene descritta come una delle città più floride del Meridione. Augusto, nel 42 a.C., vi deduce una nuova colonia, mentre da Nerone viene dedotta una terza colonia, che prende il nome di Concordia, come è documentato anche nelle iscrizioni del regno di Settimio Severo: Colonia Julia Augusta Concordia Felix. Adriano poi la unì alla Campania.

Benevento trasse particolari benefici dall’essere situata su un’importante arteria di comunicazione quale era al tempo la via Appia. Traiano la scelse quale punto di partenza per la via che prese il suo nome (la via Traiana, variante dell’Appia da Benevento a Brindisi). Fu così che per tutto il III e IV secolo d.C. la città prosperò in modo particolare, arricchendosi di numerosi e splendidi monumenti. In quel periodo fu la città più popolosa del Meridione dopo Capua.

Sede vescovile a partire dal IVV secolo, fu quasi interamente distrutta da un terribile terremoto nel 369 d.C., segnando il suo lento ed inesorabile declino, favorito anche dalla crisi dell’Impero romano d’Occidente.

Nel 410 d.C., subì l’invasione dei Visigoti e nel 455 quella dei Vandali. Poco tempo dopo, si verificò la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Nel 490 d.C. fu presa dai Goti, nel 536 o 537 liberata da Belisario e nel 545 conquistata e saccheggiata da Totila.

Nel 571 i Longobardi vi fondarono il ducato di cui Zottone fu il primo duca fino al 591. Secondo Duca fu Arechi I (noto nelle fonti anche come Arigiso) (592-641). Terzo Duca fu Aione (641-642). Quarto Duca fu Radoaldo (643-661). Quinto Duca fu Grimoaldo (651-662), che divenne anche Re dei Longobardi nel 661. Sesto Duca fu Romualdo I o (noto nelle fonti anche come Romoaldo) (663-687). Settimo Duca fu Grimoaldo II (687-689). Ottavo Duca fu Gisulfo I (689-705). Nono Duca fu Romualdo II (706-731). Decimo Duca fu Audelaio (731-733). Undicesimo Duca fu Gregorio (733-739). Dodicesimo Duca fu Iodescalco o Godescalco (740-742). Tredicesimo Duca fu Gisulfo II (742-751). Penultimo Duca fu Liutprando (752-758). L’ultimo fu Arechi II, genero di re Desiderio, dal 758 al 787. Protetto dalla sua grandezza, dalla situazione appartata e dalle difficoltà di portarvi e sostenervi guerra, il ducato si mantiene incolume davanti alla minaccia dei Franchi e lo stesso Carlo Magno è costretto ad arrestarsi ai suoi confini. Nell’840, dopo la morte violenta di Sicardo, il dominio fu diviso nei due principati di Benevento e Salerno e nella contea di Capua. Seguì la serie dei principi indipendenti di Benevento da Radalgisio a Landolfo VI. Nel 969, papa Giovanni XIII innalzò Benevento a Chiesa metropolitana. Il principato finì nel 1053 con la battaglia di Civitate e la presa di Benevento da parte di Riccardo I di Aversa e Roberto il Guiscardo. Nel 1077, Enrico III la cedette alla Chiesa.

Fu per qualche anno in mano ai Normanni (10781081), rimanendo poi per secoli un’enclave pontificia nel Regno di Napoli, governata da rettori papali, pur fra alterne vicende: vi furono infatti tentativi di conquistarla da parte di Federico II e Manfredi di Svevia, che qui rimase ucciso in una battaglia contro Carlo I d’Angiò. Fu sottratta alla Chiesa durante le lotte tra Angioini e Aragonesi.

Il suo stato di exclave pontificia nel Regno di Napoli, governata da rettori papali continuò anche in epoca più moderna. Nel 1458, papa Callisto III, alla vigilia della sua morte, ricreò per il nipote Pedro Luís il ducato di Benevento, infeudazione illusoria, in quanto la città era saldamente tenuta da re FerranteAlessandro VI, per non essere da meno, confermando a Federico d’Aragona l’investitura del regno di Napoli, nel 1497 l’ottiene per il figlio Giovanni, già duca di Gandia, principe di Tricarico, conte di Carinola e di Chiaromonte, nonché Gonfaloniere della Chiesa. Benevento fu poi turbata dalle lotte intestine sorte tra la fazioni di Castello e della Fragola (Fravola), concluse con la pace del 1530

Nel Seicento, però, pestilenze, carestie e terremoti annientarono gli sforzi compiuti e impoverirono sempre più la città. Benevento ritrova serenità sotto il papa, salvo un breve assedio operato dagli spagnoli dal 4 settembre al 28 settembre 1633, scrive infatti lo storico Gregorovius: “La città si considerava come repubblica sotto l’alto patrocinio dei Papi, ed essa sopportava codesta forma di supremazia papale, perché vi trovava modo di usare una libertà maggiore di quella che un altro reggimento le avrebbe consentito

Quando la città venne distrutta dal terremoto del 1688 il cardinale arcivescovo Orsini, futuro papa Benedetto XIII, uscì indenne dalle rovine del suo palazzo. Egli non solo provvide a ricostruire la città, ma ne incrementò tutte le attività finché il sisma del 1702 devastò nuovamente Benevento. Nonostante ciò il Pastore non desisté dalla sua opera, tanto da essere celebrato come Alter Conditor Urbis (“nuovo fondatore della città”).

Con l’arrivo in Italia di Napoleone Bonaparte nel 1798, Benevento fu dapprima occupata da Ferdinando IV di Borbone. In seguito, Napoleone la fece sede di un nuovo principato, retto dal Talleyrand (1806). Tornata alla Chiesa con la Restaurazione, nel 1860 i garibaldini di Salvatore Rampone la sottrassero al dominio pontificio, e fu così annessa al nascente Regno d’Italia e proclamata capoluogo di Provincia.

Cominciava così una nuova vita per la vetusta città, che riprendeva nel Mezzogiorno d’Italia la sua funzione, sviluppandosi notevolmente nel suo complesso urbano ed abbellendosi di edifici interessanti e di bei monumenti, progredendo nell’agricoltura, specie nella coltivazione dei tabacchi e dei cereali, nelle famose industrie dolciarie, meccaniche, dei liquori, del legno, dei laterizi, nei suoi floridi commerci, nelle istituzioni assistenziali e culturali.

Né tale fervore poteva essere spento dall’immane distruzione del secondo conflitto mondiale, allorché la cittadinanza diede tale prova di coraggio e di abnegazione, da meritare la Medaglia d’Oro al Valor Civile (15 giugno 1967). La città fu bombardata dagli Alleati nel 1943: duemila abitanti morirono e oltre la metà dell’abitato rimase distrutto. Solo il 2 ottobre 1943 gli americani entrarono nella città.

Ingenti danni furono poi causati da un’alluvione nel 1949. Dagli anni Cinquanta, Benevento si è notevolmente espansa ed è oggetto di grandi interventi di riqualificazione.

Satolli ma pienamente soddisfatti, siamo pronti a correre allo Stadio Vigorito- Santa Colomba per tifare Salernitana

L’avvocato gastronomico Andrea Criscuolo

Responsabile Comunicazione Salerno Club 2010

Conduttore trasmissione Tifosisimi

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