Crotone-Salernitana: non solo calcio 

Complicata trasferta del campionato  per la Salernitana di Serse Cosmi sabato 26 Settembre ore 14.30

I granata sono di scena allo stadio Ezio Scida (10.000 spettatori- Via Giovanni Paolo II) per una sfida davvero infuocata e combattuta.

L’avvocato gastronomico Andrea Criscuolo, prima di andare a tifare per la nostra squadra, Vi consiglia di gustare le bonta’ enogastronomiche del territorio di Crotone presso 

PRODOTTI TIPICI DELLA ZONA

La cucina crotonese è ricca di sapori forti e autentici, basata su prodotti locali come la sardella (“caviale del sud”), il pecorino crotonese DOP e il pane di Cutro. Piatti simbolo includono pipi e patati, l’U Cuadaru (zuppa di pesce), cavatelli al sugo di maiale e soppressata calabrese, spesso accompagnati da vino Cirò. 

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Ecco i principali piatti tipici di Crotone:

• Sardella (o Sardella Salmastra): Crema spalmabile piccante a base di novellame di sarde, peperoncino e finocchietto selvatico, nota come “caviale dei poveri”.

• Pecorino Crotonese DOP: Formaggio tipico, spesso gustato fresco o stagionato.

• Pane di Cutro: Pane di grano duro noto per la sua crosta croccante e la mollica soffice

• Pipi e Patate: Peperoni e patate saltati in padella con olio e aglio.

• U Cuadaru (o Caudaru): Una zuppa di pesce tradizionale, molto piccante e ricca di sapore.

• Cavatelli al Ragù Cuginiese: Pasta fresca condita con un ricco sugo di carne di maiale, spesso servita con ricotta affumicata.

• Soppressata e Salumi: Soppressata calabrese fatta in casa e altri salumi tipici.

• Stocco: Pesce stocco (stoccafisso) preparato in vari modi, tra cui alla ghiotta o arrostito.

• Vino Cirò: Famoso vino rosso, bianco o rosato prodotto nella zona. 

Questi piatti rappresentano la tradizione culinaria crotonese, caratterizzata da ingredienti semplici e sapori intensi, spesso piccanti

Tra arte, cultura e tradizioni millenarie Crotone è da scoprire anche nei suoi sapori: dai primi ai secondi ai contorni, dai vini al dolce, dal salato al piccante, la città ha un panorama del gusto enogastronomico con una gamma di prodotti unici e imperdibili.
–           Tra i dolci tipici si ricordano soprattutto quelli pasquali, le “cuzzupe” e le “pitte”, e quelli natalizi i “crustuli” e i “tardiddri”. Le cuzzupe sono dolci fatti con farina di grano duro, lievito, acqua ed uova; normalmente gli si dà la forma di lettere dell’alfabeto, soprattutto le iniziali dei nomi dei bambini, di uccellino e di altri animali. Qualcuno, nel caso in cui nella famiglia ci sia una coppia di fidanzati, di solito la suocera nei confronti del futuro genero, usa fare una grande cuzzupa a forma di cuore all’interno della quale vi incastona alcune uova, una volta pronta la teglia si inforna a 180 gradi per 20-25 minuti, a fine cottura alcuni usano cospargere la cuzzupa con “l’annaspero”: una cremina bianca fatta con zucchero, bianco d’uovo e succo di limone che va sbattuta continuamente per non farla solidificare. L’operazione va effettuata subito dopo la cottura altrimenti l’annaspero non si lega alla cuzzupa, al di sopra ancora alcuni aggiungono, come se non bastasse, granelli di cioccolata colorata. 
Le pitte, sono dolci essenzialmente pasquali anche se qualcuno usa farle anche in occasione del Natale. Il nome pitta deriva dall’arabo “pita” che significa schiacciata, in effetti la pitta è fatta di sfoglie di pasta di grano duro che viene schiacciata con un mattarello e distesa all’interno di una teglia metallica e circolare. La prima sfoglia è grande in modo tale da ricoprire il fondo dell’intera teglia, successivamente iniziando dal centro si inizia a riempirla con delle sfoglie circolari con al loro interno uva passa e mandorle, vista dall’esterno sembra una rosa. Una volta riempito ogni spazio della teglia con queste girelle, viene infornata a 180 gradi per circa un’ora ed un quarto. All’uscita alcuni usano bagnarla con il vermut, altri aggiungono un po’ d’olio, altri ancora del miele. Per la cottura alcuni usano i forni di casa, ma altra usanza tipica è quella di recarsi nei panifici del luogo nella settimana precedente le festività. Poiché le teglie molte volte sono simili, onde evitare di confonderle, ognuno mette un segno di evidenza, questo può essere rappresentato da un confetto, da un ramoscello di ulivo, da uno stuzzicadenti ecc…

I crustuli, sono dei dolci fritti fatti con farina di grano tenero con un impasto molto liquido. Acceso il fuoco al tegame contenente l’olio, le donne, preso in un pugno l’impasto, fanno dei cerchi sopra all’olio bollente facendovi scendere l’impasto, questo prende subito forma e si gonfia unendosi in una forma vagamente circolare. Con un mestolo metallico viene girato per farlo cuocere anche dall’altra parte. A cottura finita, che dura poco meno di un minuto, di solito vengono consumati caldi prima passandoli in un piatto contenente zucchero e poi in un altro contenente vino cotto. I tardiddri, sono dei dolci fritti fatti con farina di grano duro e ricoperti miele. Di solito messi in un piatto uno sopra l’altro, se consumati dopo qualche giorno, sono difficili staccare per la solidificazione del miele. 
Come produzioni vinicole, il territorio è ricco di vigneti pregiati nelle terre a nord di Crotone. Vini tipici del territorio sono: il rinomato Cirò Melissa D.O.C., che costituisce la fonte primaria dell’economia del Cirotano, e Val di Neto dal sapore tipico nel rispetto delle tradizioni e della storia che hanno fortemente caratterizzato questo tratto della costa calabrese dall’epoca della Magna Grecia.

CLIMA E TERRITORIO

Previsti 12 gradi con cielo nuvoloso

Crotone  è un comune italiano di 58 165 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia in Calabria.

La città fu fondata da coloni greci provenienti dalla regione dell’Acaia nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. nel luogo di un preesistente insediamento indigeno, e rappresentò grazie alla diffusione del fenomeno italico-pitagorico uno tra i centri più importanti della Magna Grecia. La città vecchia si sviluppa in un dedalo di stretti vicoli e piazzette fino al duomo e alla centrale piazza Pitagora, punto di contatto tra città “vecchia” e “nuova”.

A Crotone sono stati intitolati l’omonimo cratere sulla superficie di Marte  e l’omonimo cacciamine della Marina Militare Italiana, oltre a dare il nome all’omonimo genere di funghi e a un prestigioso premio letterario.

La città è situata sul versante est della Calabria, si affaccia sul mar Ionio presso la foce del fiume Esaro, e il territorio comunale fa parte dell’Autorità del bacino interregionale del fiume Esaro. Il comune ha una superficie di 182 km² e il capoluogo si trova a 8 m s.l.m.

Il territorio meridionale è immerso interamente nell’area marina protetta di Capo Rizzuto e inoltre, a fare un ulteriore supplemento a questo scenario, è presente il promontorio di Capo Colonna dove è rimasta l’unica colonna del Tempio di Hera Lacinia, anticamente detto Lakinion Akron, che chiude la città in una grande conca che la divide dal golfo di Squillace.

La leggenda narra che il nome Crotone derivi dal nome dell’eroe “Crotone“, figlio di Eaco, che morì ucciso per errore dal suo amico Eracle. Questi, per rimediare all’errore compiuto e per onorare l’amico che lo aveva ospitato, lo fece seppellire con solenne cerimonia sulle sponde del torrente Esaro e poi vicino alla tomba fece sorgere la città a cui diede il suo nome.

Secondo una leggenda, l’oracolo di Apollo a Delfi ordinò a Miscello di Ripe di fondare una nuova città nel territorio compreso fra Capo Lacinio e Punta Alice. Dopo aver attraversato il mare ed esplorato quelle terre, Myskellos pensò che sarebbe stato meglio fermarsi a Sybaris, già florida e accogliente anziché affrontare i pericoli e le difficoltà nella fondazione di una nuova città. Il dio adirato gli ordinò di rispettare il responso dell’oracolo.

Secondo Ovidio, nel quindicesimo libro delle Metamorfosi, il re Romano Numa Pompilio, noto per la sua saggezza e sete di conoscenza, volle esplorare le terre Italiche e si recò nella città dove un filosofo, esule dalla Grecia, fondò la sua scuola (si trattava di Pitagora). Lì interrogò un anziano crotoniate sul perché fosse nata quella città greca in Italia e quello gli rispose che Eracle, fu ospitato con grande onore da Crotone, re del posto, al quale predisse che in poche generazioni in quel luogo sarebbe nata una grandissima città. Eracle comandò in seguito ad un certo acheo di nome Myskellos di andar lì e fondare una città che fu chiamata, appunto, Crotone.

Un’altra tradizione fa risalire il nome della città all’eroe Kroton, fratello di Alcinoo re dei Feaci.

Infine, una possibile spiegazione del nome lo lega al verso (crocidio) emesso dagli aironi o dalle gru che popolavano le paludi costiere. In effetti un airone compare accanto al tripode su alcune tra le più antiche monete argentee di Kroton.

L’avvocato e giornalista  Andrea Criscuolo

Direttore testata Giornalistica Salerno Club 2010

Responsabile Comunicazione Salerno Club 2010

Conduttore trasmissione Con te da sempre-Lira Tv

Responsabile Redazione Sportiva Quasi Mezzogiorno

• dati fonte Wikipedia

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